E-commerce addicted: fotografia dello stato dell’e-commerce nel mondo e focus sugli e-consumer italiani
E-commerce addicted: fotografia dello stato dell’e-commerce nel mondo e focus sugli e-consumer italiani

14 Giu , 2018

“The future of retail is the integration of Internet and digital services with the retail network”

Charles Dunstone

 

I dati parlano chiaro: nello scorso anno l’unico settore che ha registrato a livello mondiale una crescita a due cifre è l’e-commerce.

Secondo le statistiche circa 1,79 miliardi di persone (il 26% della popolazione) hanno effettuato almeno un acquisto online nel 2017. Rispetto all’anno precedente il valore complessivo dell’e-commerce è cresciuto del 23%.[1]

Non si può non notare un evidente accentramento: quasi il 70% del mercato è nelle mani di due sole economie, la Cina e gli USA.

E-commerce addicted e-commerce nel mondo e e-consumer italiani A livello mondiale i settori che registrano uno sviluppo più sostenuto sono food deliveryfashionelectronics & media, e specialmente il turismo, primo settore dell’e-commerce, che nel 2022 dovrebbe superare i 1000 miliardi di fatturato.[2]

I fattori principali che hanno favorito questo positivo trend di crescita sono riconducibili non solo alla maggiore diffusione di internet e all’incremento di fiducia riposta nei sistemi di pagamento ma anche alle nuove tecnologie e all’adozione di servizi basati sull’Intelligenza Artificiale[3] che fanno da boost ai digital retailers.

Uno degli aspetti più interessanti è l’integrazione tra online e offline. Sempre più spesso i giganti del commercio elettronico, come Amazon, investono in attività offline. Il concetto di negozio tradizionale sta lasciando il posto a una strategia di vendita omnichannel e basata sul cliente, resa possibile grazie al web e agli ultimi sviluppi tecnologici.

Nel vecchio continente, il volume di affari del digital retailing ha un peso minore, ma è comunque in forte sviluppo. In Europa il 68% circa degli utenti internet effettua acquisti online, ma la situazione varia sensibilmente da paese a paese.[4]

L’Inghilterra detiene il record per quanto riguarda il rapporto tra valore del mercato e-commerce PIL7,90% (in Italia è solo 1,60%).[5]

Nel nostro paese il mercato e-commerce B2C ha generato un fatturato di circa 35 miliardi di euro nel 2017. Rispetto al 2016 è cresciuto dell’11%.

Una ricerca del 2017, presentata all’interno dell’evento Experience Matters, organizzato da POLI.design, GreatPixel e Personalive, ha stimato che 12,5 milioni di italiani hanno effettuato almeno un acquisto online nel corso dell’anno. Queste persone, poi segmentate in quattro sotto-gruppi, sono state definite heavy e-shoppers.

Nel Belpaese la fiducia negli acquisti online è in costante crescita. Allo stesso tempo però, una percentuale consistente degli heavy shoppers (85%) dimostra una forte intolleranza rispetto a fenomeni imprevisti e interruttivi della navigazione, i cosiddetti dark pattern.

Interessante la segmentazione emersa dalla ricerca menzionata:

 

Gli Sprovveduti (4,1 milioni)

Il loro titolo è dovuto al fatto che sono divenuti heavy e-shoppers da poco. Presentano una frequenza d’acquisto minore e un approccio più tradizionale rispetto agli altri segmenti (concentrazione su PC come device principale). I fenomeni interruttivi li disturbano ma influiscono lievemente sulla loro valutazione del brand/servizio in questione.

 

Gli Opportunisti (5,5 milioni)

Sono il segmento più cospicuo composto da individui che acquistano online per convenienza, intesa come risparmio di denaro e/o tempo. Risultano molto intolleranti rispetto ai fenomeni interruttivi: si dotano di strumenti quali ad-blocker e la loro reputazione del sito/brand, ne risulta molto influenzata.

 

Gli Indifferenti (1,4 milioni)

Caratterizzati da un’alta frequenza di acquisto online, comprano su internet per ragioni di comodità e per abitudine. Non sono particolarmente infastiditi da fenomeni interruttivi. I dark pattern non alternano la loro reputazione del brand.

 

I Tolleranti (1,5 milioni)

Rappresentano il segmento più evoluto tra i quattro, sia da un punto di vista digitale che a livello di acquisti online. Elevata propensione verso l’utilizzo di ad-blocker. Si tratta d’individui che provano fastidio nei confronti di fenomeni interruttivi ma li considera tollerabili.

Per quanto la situazione in Italia appaia ancora arretrata rispetto alle più avanzate economie del vecchio continente, i segnali di sviluppo sono molto positivi.

Per un’azienda è fondamentale cogliere i segnali di intolleranza e le richieste del pubblico per migliorare la user experience. Quando l’informazione è davvero personalizzata e calibrata sui gusti dell’utente, ed è contestualizzata nel momento esatto del bisogno, l’esperienza non può che essere gratificante.

 

[1] I dati provengono dalla ricerca E-commerce in Italia di Casaleggio Associati.

[2] Questi dati sono stati presentati nell’ultima edizione del Netcomm Forum. Per un approfondimento.

[3] Se volete approfondire la tematica: Artificial intelligence, minaccia o opportunità? Cosa pensano gli italiani dei servizi basati sull’Intelligenza Artificiale?

[4] Il mercato online più importante in Europa è il Regno Unito, seguito dalla Germania, mentre l’Italia rimane a distanza. Per un approfondimento E-commerce in Italia di Casaleggio Associati.

[5] I dati sono stati presentati nell’ultima edizione del Netcomm Forum. Per un approfondimento.